Il valore dell’errore nell’apprendimento

Autostima

I bambini attraversano tutti le stesse fasi evolutive, ma restano ciascuno differente.

I bambini attraversano tutti le stesse fasi evolutive, ma restano ciascuno differente dall’altro. Quindi, raggiungono alcuni traguardi evolutivi nell’ambito di una notevole variabilità interindividuale, sia riguardo alla velocità, sia riguardo alla qualità. I bambini presentano naturali inclinazioni che i genitori di solito colgono istintivamente.

 

La variabilità interindividuale esistente è normale e dipende da tantissimi fattori. Ad esempio: il mese di nascita, il background di esperienze formative precedenti, la durata dell’attenzione e l’autostima. Quest’ultima dipende in larga misura dalle convenzioni che il bambino matura di se’ prima dell’ingresso a scuola ed anche dopo che l’avventura dell’apprendimento formale è iniziata. Il complesso delle convinzioni di autoefficacia legate all’apprendimento (e non solo), è l’autostima.

 

Possiamo definire l’autostima di un adulto come la capacità di avere una visione realistica di sè: nè una percezione troppo elevata, ne’ una percezione troppo bassa dei propri limiti e delle proprie risorse. L’autostima non riguarda solo gli apprendimenti, ma è vero che i successi e gli insuccessi maturati a scuola influiscono su di essa, mentre sono circolarmente influenzati dai successi ed insuccessi maturati in altri ambiti (affettivo, sociale, sportivo, artistico…). Il bambino fa il suo ingresso a scuola con un’autostima “appena nata” e dunque nel suo caso, di solito, essa è polarizzata fra i due estremi. Sarà il cammino lungo gli anni della scuola a contribuire alla formazione dell’autostima dell’adulto. L’autostima inizialmente si forma in famiglia, sia grazie alla qualità della relazione di attaccamento, sia in base alle reazioni dei genitori ai primi passi verso l’esplorazione del mondo da parte del bambino ed al loro modo di accogliere i suoi primi ERRORI.

 

La specie umana è quella che nasce (per quanto ne sappiamo) con meno conoscenze spendibili da subito e che ha bisogno per più tempo di una guida per imparare tutto ciò che serve per la sopravvivenza. Il cucciolo umano incorre continuamente in errori per i quali ha bisogno di essere corretto affinché non soccomba e sopravviva. La sua caratteristica è proprio quella di apprendere dagli errori, dapprima grazie alla guida del cargiver, poi in autonomia. L’apprendimento del movimento, del linguaggio, della numerosità e dei comportamenti adattivi si salda nell’essere umano sia grazie alla gratificazione nel fare la cosa giusta, sia attraverso il compimento di errori e la loro correzione. Il punto d’arrivo eccezionale, che solo l’umanità sembra possedere, è la coscienza di essere fallibile e la capacità di riflettere, sia a priori sia a posteriori, sulla possibilità e sulla natura dei propri errori.

Non solo gli errori sono inevitabili, ma il loro superamento e la soluzione di problemi via via più complessi, costituiscono una delle leve dell’apprendimento in tutte le sue fasi: mettersi alla prova con le difficoltà presentate dai nuovi apprendimenti è di per se’ una buona motivazione per l’essere umano, insieme alla curiosità ed alla spinta all’ampliamento delle proprie conoscenze. L’atteggiamento dei genitori prima degli anni della scolarizzazione vera e propria nei confronti degli errori dei bambini, condiziona il loro atteggiamento esplorativo e il loro sentirsi “self confident” di fronte all’eventualità di compierne di nuovi.

 

Lasciamo dunque che i bambini si confrontino con la realtà, sia quella pratica quotidiana che li vede interessati soprattutto ai “fatti”, sia quella astratta dei concetti da capire direttamente con la mente. Il ruolo dei genitori non è quello di fornire risposte che precedano le teorie ingenue dei bambini, ma quello di ascoltare i loro ragionamenti, per quanto fantasiosi e apparentemente “campati in aria”. Allo stesso tempo, possiamo insegnare loro il “piacere di pensare e di capire” anche di fronte a compiti complessi, che sul momento sembrano spiazzarli. A volte li sgridiamo quando, a scuola, sbagliano cose che a noi sembrano banali (pensiamo a molte operazioni matematiche a mente nei primi anni, ad esempio), e questo mina la loro capacità di sbagliare, prima ancora che quella di apprendere.

 

Dott.ssa Cristina Franceschini

 

 

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