Un pensiero al mese – Febbraio 2019

Si… cambiare! 

 

Gennaio è stato lunghissimo e intenso, così tanto che non sono riuscita a fermarmi, per raccogliere le idee e scrivere qualcosa. C’è stato tanto lavoro appena prima o poco dopo la consegna delle pagelle (a seconda che i ragazzi abbiano avuto il trimestre, il quadrimestre o il pentamestre… AIUTO!).
Che cosa ho visto quest’anno?
Che cosa sta cambiando, se qualcosa sta cambiando?

Penso ai diversi genitori che ho incontrato che, a seconda della situazione, cercano di trovare un equilibrio, soprattutto in prima superiore.
È la scuola giusta? O mio figlio non ce la fa? È il DSA a mettergli i bastoni tra  le ruote? O sono i professori…?

 

Io la risposta non sempre ce l’ho, però mi è chiaro un aspetto: quando i genitori, anziché rimproverare il  figlio per le sue mancanze, intraprendono la strada del dialogo con lui e si pongono delle domande, non sbagliano.

 

A volte si ha paura: “Li stiamo assecondando troppo, questi ragazzi? Non sarà svogliatezza? Non dobbiamo insegnare loro la tenacia?”…Giusto chiederselo, ma è altrettanto importante osservare: si sono impegnati senza risultati? Sono tristi, oppure apatici?  Hanno paura di affrontare la giornata a scuola, o i compagni? Fanno spallucce se li richiamiamo allo studio invitandoli a non mollare?
Quello che dobbiamo tenere sotto controllo è questo insieme di fattori.
Sono i vostri figli, voi li conoscete come nessun altro, anche se sono diventati adolescenti e vi tengono lontani… non significa che voi non siate più in grado di interpretare i loro comportamenti e le loro espressioni facciali.

 

A volte ci concentriamo sul loro DSA o sui loro professori, oppure sulle compagnie che frequentano.
Invece dobbiamo tenere lo sguardo su di loro e su noi stessi.
Che cosa desideriamo per noi stessi e per loro? A volte ci aspettiamo che superino le difficoltà attraverso percorsi riciclati dalla nostra esperienza personale. “Io ho fatto così… io ero come lui/lei e me la sono cavata… IO… IO… IO”.  
Invece possiamo fare molto meglio di così.
Possiamo aiutarli a costruire un percorso personale, in cui vedere la scuola come un ponte da attraversare per arrivare altrove.
Se i prossimi 4 anni saranno troppo duri, addirittura problematici, come arriveranno i ragazzi alla fine del ponte?
Pronti per una nuova avventura o spaventati, annoiati, stufi… desiderosi solo di ritirarsi e non impegnarsi più?

 

Insomma… non abbiate paura di cambiare scuola, se le cose non stanno andando bene. Però valutate bene il “quando”. Magari evitate la fretta: anche il modo in cui il cambiamento viene progettato è importante.
La scuola nuova non si può scegliere in un baleno, con un tocco al cellulare, con un click al PC o con una telefonata…. e da domani non vai più. 
Aiutiamoli a fermarsi a pensare e a capire che anche starci un po’ male, a volte, può servire.

 

Dott.ssa Cristina Franceschini

 

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