Quale indennità?

Giustizia - Legge

L’Indennità di frequenza per gli alunni DSA.

 

Per chi si batte da anni per il riconoscimento del Disturbo Specifico dell’Apprendimento (DSA) come caratteristica dell’individuo piuttosto che come una patologia o qualcosa da cui si è “affetti”;
per chi riconosce La 170/2010 come una legge importante, perché dopo tanti anni di sofferenze, finalmente la scuola ha dovuto mettere in atto una serie di azioni positive nei confronti di una categoria “strana” di alunni da dispensare e compensare;
per chi si è sempre dedicato ai ragazzi DSA colpiti nella propria autostima, destinati ad essere per sempre degli alunni mediocri;
per chi lavora ogni giorno
con la responsabilità che esista un successo formativo per tutti adottando metodi di insegnamento adeguati alle caratteristiche personali di ogni alunno;
per tutti noi
… arriva prima o poi uno scontro frontale con quella che si chiama “Indennità di frequenza”.

 

 

È un vero scontro con in propri principi, con la propria onestà intellettuale, poiché entra in contrasto con tutto ciò che da anni scandalizza e può essere ridotto in uno slogan: “Si è dislessici, non si soffre di dislessia”.
Ma per ottenere l’indennità di frequenza bisogna richiedere un modulo per l’Invalidità Civile (non esistono moduli per la Dislessia).
La Legge 280/90 infatti, prevede di “Assicurare la cura, la riabilitazione e l’istruzione dei minori invalidi civili con difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni proprie dell’età”.

 

Ma questi ragazzi DSA ( fanno eccezione i casi di comorbilità) per cui si richiede l’indennità di frequenza non sono gli stessi per cui ci siamo battuti per le ragioni precedentemente descritte? Sorge spontaneo un dubbio: ma per caso quando ci sono prospettive di rimborso economico si è disposti a dichiarare qualunque cosa?
Ma i genitori che richiedono l’indennità di frequenza non sono gli stessi genitori che avevano la necessità di essere rassicurati in merito al fatto che i propri figli non avessero una disabilità? Si, sono le stesse persone sicuramente… quindi?
Quindi c’è una contraddizione molto evidente.
Ma si sa, qualche entrata economica è utile a tutti e vale la pena provarci, in fondo il ragazzino supererà facilmente il disagio di essere sottoposto ad un’analisi di una commissione esaminatrice che ha il compito di verificare i giusti presupposti per approvare la richiesta.

D’altronde, un supporto economico
alle famiglie dei ragazzi DSA è sacrosanto, significa poter acquistare software molto utili, pc, tablet, servizi di supporto in doposcuola specializzati, attività sportive ecc. ecc.
Che fare? Forse, visto che una legge per i DSA esiste, potrebbe essere ampliata includendo un’indennità a seguito diagnosi da parte di una struttura pubblica, baipassando una 280/90 poco consona ai DSA e con un nuovo modulo di richiesta.
Fino ad ora resta solo una diatriba tra operatori del settore come insegnanti, associazioni, avvocati, patronati e famiglie.
E in mezzo, come sempre, i nostri ragazzi.

 

Tiziana Di Lecce
autrice del libro “Un uomo di Valore”, coordinatrice della nostra sede di Palermo

 

 

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