Un pensiero al mese – Luglio 2018

Articolo3

Alcuni alunni sono chiamati “BES” sia dai non addetti ai lavori…

Questa sigla viene utilizzata come un aggettivo o un nome proprio, come una definizione, con la quale molti intendono dire che l’alunno è in possesso di una qualche certificazione: DSA, ADHD, QI al limite, Disabilità… Oppure si intende dire che l’alunno ha un problema non specificato. Anche in questo caso è un “BES”.

Ma BES è la sigla che corrisponde al “Bisogno Educativo Speciale”. Special Needs in Inglese.

 

Quindi è come dire che Mario è un Bisogno Educativo Speciale. Questa è la sua definizione, la categoria cui appartiene.
Invece io i miei alunni li chiamo per nome. Mario, appunto. Mario: punto.
E così Mario è semplicemente se stesso ed il mio lavoro è quello di conoscerlo e aiutarlo a diventare sempre più Mario e sempre più capace di esserlo. Con i suoi limiti. Con le sue abilità.

 

Mario è un bambino, un preadolescente, un adolescente… Mario è giovane, adulto, maschio e femmina. È italiano, arabo, senegalese, pakistano, indiano, è residente in italia, ma è arrivato pochi giorni fa. Mario ha una famiglia, oppure ha perso tutto, tutti… e a me questo non è mai capitato.
Io sono io, anche se ho una laurea, le mie specializzazioni, 20 anni di esperienza, dovrò imparare da lui, ancora una volta…
Mario mi insegna a cercare ogni giorno nuove strade: a lui non basta che io gli parli, gli dia istruzioni.
A Mario serve un’istruzione vera e propria.

 

Così Mario non è solo chi ha bisogno di un aiuto, m è egli stesso un aiuto: uno stimolo a migliorare, ad arricchirmi, a diventare anch’io grande, ricordandomi di farmi da parte, io ed il mio ego di esperta ci dobbiamo ogni volta ridimensionare di fronte al suo sguardo.
Lo sguardo, il sorriso, la meraviglia.
L’inclusione è dentro ciascuno di noi, siamo noi, che diventiamo Mario per essere migliori.
Sono io ad avere un Bisogno Speciale: quello di dare un contributo, sentire che ogni giorno il mondo può essere meglio di com’è.

 

In questo periodo non c’è scuola. Così ho più tempo per pensare a cosa farò l’anno prossimo. Con Anna, perchè Mario ha finito la scuola. È diventato grande, ha fatto la maturità. Conoscerò Anna, a Settembre. Menomale.

 

Dott.ssa Cristina Franceschini

 

 

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