Mamma dice che sono disgrafica!

Quaderno

Mamma dice che sono disgrafica!

 

La disgrafia rientra tra i disturbi specifici dell’apprendimento, disturbi del neurosviluppo che riguardano la capacità di leggere, scrivere e calcolare in modo corretto e fluente che si manifestano con l’inizio della scolarizzazione. Secondo il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali 5 (DSM 5), i disturbi specifici di apprendimento (DSA) sono caratterizzati dalla persistente difficoltà di apprendimento delle abilità scolastiche chiave per almeno 6 mesi tra lettura delle parole lenta o imprecisa e faticosa, difficoltà nella comprensione del significato di ciò che viene letto, difficoltà nello spelling, difficoltà con l’espressione scritta, difficoltà nel padroneggiare il concetto di numero, i dati numerici o il calcolo, difficoltà nel ragionamento matematico.

Le abilità scolastiche sono al di sotto di quelle attese per età e causano interferenza con il rendimento scolastico o lavorativo.

Le difficoltà di apprendimento iniziano durante gli anni scolastici e non solo influenzano le abilità scolastiche, ma possono anche ostacolare l’apprendimento di altre materie; questi problemi sono attribuiti alle difficoltà di apprendimento delle abilità scolastiche sottostanti.

La prevalenza dei disturbi specifici di apprendimento (DSA) nell’ambito di lettura, scrittura e calcolo è pari al 5-15% tra i bambini in età scolare trasversalmente a linguaggi e culture differenti.
La prevalenza negli adulti sembra essere del 4%.

Tali compromissioni possono manifestarsi con differenti gradi di gravità: lieve, moderata, grave.

 

 

Quando si parla di Disgrafia?
La disgrafia riguarda la difficoltà di scrivere in modo fluido, veloce ed efficace. Le difficoltà possono anche riguardare la parte esecutiva del processo di scrittura, e non necessariamente l’applicazione delle regole ortografiche, determinando l’impossibilità, per il lettore non informato, di riuscire a decifrare in modo certo lettere e parole. Riguarda la componente esecutiva e motoria della scrittura in assenza di disabilità intellettiva, deficit sensoriali e problemi ambientali e/o psicologici.

Il bambino disgrafico può manifestare le sue difficoltà in modi diversi: tratto grafico fluttuante, grandezza delle lettere distorta, scorretta impugnatura, scarsa organizzazione nella gestione dello spazio del foglio, estrema lentezza o eccessiva velocità.
Ciò comporta difficoltà quotidiane e scolastiche non indifferenti come prendere appunti, scrivere sotto dettatura, riprodurre un disegno geometrico, utilizzare forbici o righelli, alternare la scrittura in corsivo e stampato di una parola, mancata coordinazione dei movimenti.

Dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia sono stati riconosciuti dalla Legge 170 del 2010 come disturbi che, pur avendo un carattere evolutivo, creano una effettiva difficoltà negli apprendimenti, a partire dal forte impatto che presentano nel momento dell’iniziale scolarizzazione. Lettura e scrittura sono abilità complesse che presuppongono la maturazione di determinati prerequisiti a livello neuropsicologico e motorio e che coinvolgono una pluralità di funzioni corporee.
Pertanto chi si trova impossibilitato ad accedere al codice scritto a causa di un disturbo specifico può trovarsi fortemente svantaggiato.

Alcuni studi mostrano come alle difficoltà scolastiche dei bambini con Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA), si affiancano difficoltà di natura emotiva, comportamentale e relazionale, che vanno ad influenzare il benessere psicologico dei bambini stessi e dei loro genitori.
I genitori spesso vivono il bambino con DSA come una sofferenza da condividere con il proprio figlio che non è mai adeguato alle richieste che gli vengono fatte.

 

 

Lo devo dire a mio figlio?
Non preoccupatelo e non preoccupatevi: capendo dove fa più fatica, sarà più semplice aiutarlo con strumenti che sappiano valorizzare ed esprimere al meglio il suo potenziale.

Per strumenti si intende:

  • strumenti compensativi e misure dispensative stabilite dalla legge 170/10, in cui la presente legge riconosce la dislessia, la disgrafia, la disortografia e la discalculia quali disturbi specifici dell’apprendimento, in assenza di patologie neurologiche e di deficit sensoriali,ma possono costituire una limitazione importante per alcune attività della vita quotidiana. Pertanto gli studenti con DSA hanno diritto a fruire di appositi provvedimenti dispensativi e compensativi , di flessibilità didattica nel corso di cicli di istruzione e formazione e negli studi universitari.
  • misure per i familiari: i familiari fino al primo grado di studenti del primo ciclo di istruzione con DSA impegnati nell’assistenza alle attività scolastiche a casa hanno diritto ad usufruire di orari di lavoro ridotti; con la legge 289/90 è predisposto un aiuto economico garantito dallo stato: l’assegno di indennità di frequenza. L’indennità di frequenza è un valido sostegno per le famiglie meno abbienti diretto all’acquisto di materiale didattico ed elettronico e all’eventuale pagamento di centri di riabilitazione privati.
  • misure educative e didattiche di supporto: l’uso di una didattica individualizzata e personalizzata, con forme efficaci e flessibili di lavoro scolastico che tengano conto anche delle caratteristiche peculiari dei soggetti.
    Adeguate forme di verifica e di valutazione, anche per quanto concerne gli esami di Stato e di ammissione all’università nonché agli esami universitari.

È chiaro che risulta indispensabile il coinvolgimento della scuola e della famiglia, in quanto luoghi e scenari di vita del soggetto.

Affrontare il tema dell’autonomia, per esempio, risulta complicato per i genitori, che spesso forniscono al ragazzo un aiuto di tipo assistenzialistico: gli adulti tendono a fare le cose che sono difficili per i propri figli, quindi leggono, scrivono, nei casi più estremi (non rari) si sostituiscono nei compiti, ecc. Questo succede soprattutto per la stanchezza, per la necessità di non discutere per fare i compiti a tarda sera, quando i genitori rientrano dal lavoro e per non deteriorare troppo il rapporto genitore-figlio.
La partecipazione della famiglia pertanto si deve tradurre necessariamente in un patto tra genitori e figli, una sorta di alleanza che deve basarsi sulla consapevolezza, sulla considerazione delle abilità e delle caratteristiche dei propri figli, sul rispetto dei tempi e delle modalità di studio degli stessi.

 

 

Clara, 13 anni, con diagnosi di dislessia. Arriva al mio studio insieme alla madre, la quale mi riferisce che ha preferito “non stressare” la bambina con ulteriori test diagnostici per approfondire la diagnosi di DSA. “ vedevo la bambina stanca, dopo tutti quei test che le hanno somministrato, pertanto ho deciso di non continuare la valutazione!” .

dottoressa però le dico che mia figlia è anche disgrafica!

Concludo l’incontro spiegando alla signora l’importanza della valutazione e l’incidenza che ha per un reale ed effettivo aiuto per la bambina.

Incontro Clara qualche giorno dopo, visiono i quaderni, i libri e preferisco fare due chiacchiere prima di metterci a lavoro.

mamma dice che sono disgrafica!

cosa vuol dire essere disgrafica?

che non si capisce niente quando scrivo!

Le chiedo di scrivermi qualcosa di sua invenzione su un foglio. Al termine la leggo (comprensibile); faccio leggere anche lei, minima difficoltà. La frase era scritta all’interno del rigo, ben orientata, pressione della penna corretta. Le faccio notare questi dettagli e le mostro una frase scritta da un bambino disgrafico. La reazione di Clara è quella di una bambina stupita ma confusa.

allora non sono disgrafica!

Cominciamo a lavorare quella stessa giornata.
Non sui compiti ma sulla sua autostima! Ogni bambino possiede delle risorse positive e della capacità intrinseche che utilizza per risolvere un compito, che sia esso di natura scolastica o no. Davanti alla percezione di “non potercela fare” per cause che non riesce ad attribuire, l’autostima di un bambino con DSA inizierà a calare rapidamente.

La disgrafia pone il bambino a nascondersi e vergognarsi della sua scrittura, vissuta come incompetenza. Chiunque al suo posto potrebbe provare le stesse emozioni, poiché la scrittura è l’aspetto più visibile del suo apprendimento; i quaderni pasticciati, sgualciti, pieni di correzioni e cancellature, il diario, se utilizzato non ha una organizzazione spazio temporale, così come scrivere l’orario scolastico all’interno della griglia è una vera fatica!

Quasi sempre i risultati insoddisfacenti in ambito scolastico vengono attribuiti allo scarso impegno, al disinteresse verso le varie attività, alla distrazione e così questi alunni, oltre a sostenere il peso della propria incapacità, se ne sentono anche responsabili e colpevoli. L’insuccesso prolungato genera scarsa autostima; dalla mancanza di fiducia nelle proprie possibilità scaturisce un disagio psicologico che, nel tempo, può strutturarsi e dare origine ad una elevata demotivazione all’apprendimento e a manifestazioni emotivo-affettive particolari quali la forte inibizione verso i compiti proposti, di qualsiasi natura, scolastici e/o della vita quotidiana.
Ecco perché è davvero importante individuare precocemente le difficoltà e mirare alla loro riduzione, agire sui prerequisiti dell’apprendimento, spesso trascurati.
I prerequisiti sono delle abilità cognitive di base necessarie per l’apprendimento delle future abilità scolastiche, come la lettura, la scrittura e il calcolo.

Per imparare a leggere , a scrivere e a far di conto, un bambino deve imparare prima una serie di operazioni preliminari che possono essere potenziate sin dalla scuola dell’infanzia.
Potenziare i prerequisiti dell’apprendimento significa proporre attività che stimolano e aiutano la persona a sviluppare al meglio le sue risorse cognitive.

 

 

Come intervenire?
Il primo passo è quello di lavorare sulla motivazione del bambino e di stimolare il desiderio di scrivere; a tal fine però è fondamentale stabilire una relazione di fiducia con lui, spiegando e motivando le varie attività proposte come finalizzare al recupero delle varie abilità.
La prevenzione, la riabilitazione, il potenziamento e la compensazione sono tutti elementi importanti per il trattamento della disgrafia.

Il trattamento per la disgrafia varia e può includere esercizi sul coordinamento motorio, per rafforzare il tono muscolare, migliorare la destrezza, la coordinazione oculo-manuale, la lateralizzazione e di controllo della scrittura, oltre ai trattamenti riguardanti esercizi sulla memoria, sull’attenzione, sulle funzioni esecutive, sulle abilità linguistiche e di comprensione.

Per esempio, l’uso del computer è consigliabile rispetto alla carta.

Un metodo efficace consiste nell’insegnare al bambino l’uso del programma Word, presente in ogni pc, in modo da sorvolare sulla componente motoria richiesta per l’atto dello scrivere.
Un altro metodo è di sostituire le prove scritte con quelle orali, per lo svolgimento delle verifiche o dei compiti per casa.

L’intervento deve essere pensato personalizzandolo alle caratteristiche e alle abilità del bambino, tenendo conto delle competenze, delle potenzialità, delle risorse, dei punti di forza e di debolezza, sui tempi di attenzione, sulle strategie di problem solving presenti, sui livelli emotivi e motivazionali di cui dispone.
Soltanto rendendo il bambino protagonista del proprio processo di apprendimento e di sviluppo si potranno raggiungere obiettivi a lungo termine, non dimenticando pertanto che l’obiettivo principale è l’autonomia del bambino.

Scrivere bene, dunque, è importante perché non solo favorisce lo sviluppo e l’apprendimento scolastico, ma incoraggia la motivazione allo studio, migliora l’attenzione e la concentrazione, aiuta i bambini a esercitare una forma di autocontrollo emotivo e motorio, promuove l’autonomia.
Spesse volte a una riabilitazione cognitiva e motoria o ad un potenziamento delle abilità, sono affiancati incontri con uno psicologo che mirano al miglioramento del benessere del bambino che eleva la fiducia di sé e delle proprie capacità con ricaduta positiva, non solo in ambito scolastico, in famiglia, ma anche nei rapporti con gli altri e nell’inserimento sociale.

La presa in carico di un bambino con DSA equivale ad una “staffetta ad ostacoli”. Nella staffetta, ciascuno dei quattro atleti per squadra, deve percorrere dei metri stabiliti e il cambio tra un atleta e un altro avviene tramite il passaggio del testimone, che attesta l’avvenuta successione e che deve accompagnare la squadra dall’inizio alla fine della gara.
La corsa ad ostacoli invece consiste nel percorrere una distanza interrotta da barriere, gli ostacoli appunto.

Lo immagino così il percorso di un bambino con DSA. I quattro atleti presi in considerazione riguardano la famiglia, la scuola, il bambino e i servizi. Percorrono la pista, passandosi il testimone (la collaborazione), con l’obiettivo comune di raggiungere il traguardo: il benessere psicofisico del bambino.

Percorrendo la pista però, non prendiamoci in giro, si trovano degli ostacoli, delle barriere appunto. Dai genitori, alla scuola, ai servizi sanitari, al bambino stesso; siamo tutti coinvolti ad essere ostacolo e a superare questi ostacoli.

La legge 170/10 non riconosce solo l’esistenza dei disturbi specifici dell’apprendimento, ma suggerisce anche la necessità di migliorare la comunicazione e la collaborazione tra famiglia, scuola e servizi sanitari.
Tuttavia le difficoltà di comunicazione e collaborazione sono tutt’altro che risolte.
A partire dalla difficoltà della gestione delle richieste da parte dei servizi, dalla mancata formazione degli insegnanti, dalla disinformazione dei genitori sulla problematica, ai tempi d’attesa per mettere in atto le misure volte alla tutela dei diritti dei bambini con DSA.
A pagarne le spese è il bambino.

 

 

Concludendo, questo articolo potrebbe essere un punto di partenza per stimolare ulteriori riflessioni e considerazioni sull’importanza della formazione, dell’informazione e della collaborazione tra famiglia, scuola e servizi sanitari, per migliorare la qualità della vita dei bambini con DSA, nonché incrementare la consapevolezza sull’importanza di un intervento sui prerequisiti dell’apprendimento e sulle componenti psicologiche presenti in un bambino con DSA.

 

 

Sharon Maria Lauricella
Psicologa e Tutor DSA
iscritta al nostro Percorso di FormAzione online

 

 

Bibliografia

Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders 5. American Psychiatric Association, 2013

Dislessia, Giornale italiani di ricerca clinica e applicativa. G. Stella, E. Savelli, Erikson 2006

Il benessere nei bambini con disturbi specifici dell’apprendimento e nei loro genitori: uno studio pilota con il questionario sul benessere scolastico- versione genitori. V. Tobia, GL Marzocchi – ricerche di psicologia, 2011

La dislessia. G.Stella, il Mulino, Bologna, 2004

La dislessia e i disturbi specifici dell’apprendimento. Teoria e prassi in una prospettiva inclusiva. Giacomo Stella, 2010

La lettura non è un ostacolo. Scuola e DSA. T. Zappaterra, 2012

Strategie e tecnologie per l’apprendimento. M.A. Berton et al, 2005

 

 

Torna al Blog