Includere non è normalizzare: lo studente “medio” non esiste.

Articolo2

Ribaltiamo il nostro modo di pensare.

Ciò che siamo deve essere più importante di ciò che non siamo.
Includere è considerare nuove ipotesi: esiste lo studente “medio”? No, anche se abbiamo cercato di crederlo fino a poco tempo fa.
Egli è una semplificazione, che non è confermata dagli studi sul connettoma umano.
Questi ultimi,ad esempio, hanno messo in luce che ci sono moltissime differenze tra le persone, i loro modi di apprendere e di pensare e che questa differenza è normale.

 

I bambini attraversano tutti le stesse fasi evolutive, ma restano ciascuno differente dall’altro. Quindi, raggiungono alcuni traguardi evolutivi nell’ambito di una notevole variabilità interindividuale, sia riguardo alla velocità, sia riguardo alla qualità. I bambini presentano inoltre naturali inclinazioni che i genitori di solito colgono istintivamente.

 

Che cosa influisce sull’apprendimento? Ecco una mappa che può riassumere le dimensioni che entrano in gioco:

 

Mappa Apprendimento

 

Oltre a tutte le variabili che compaiono nella mappa, dobbiamo tenere presente anche il ciclo di vita: infanzia, preadolescenza, adolescenza, età adulta… ogni momento evolutivo è caratterizzato da particolari “compiti di sviluppo” che possono interferire con l’apprendimento.
Insomma… tutto questo è solo un primo accenno alla complessità e al fascino della persona umana, che avremo modo di approfondire nel tempo.

 

 

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